di DARIO CIOFFI

È un po’ come l’«amico ristoratore» che ti accoglie tra baci e abbracci, dispensa amorevoli consigli per scegliere il piatto più giusto e il vino migliore, dà della “principessa” alla tua compagna e però poi quando a fine serata presenta il conto ti fa scoprire che quel “figurone” si paga a caro prezzo. A prenderla con il sorriso, la storia recente – e non solo – per la Salernitana a Bari, calcisticamente, racconta finali simili. Fuori dalla metafora, se è vero che il popolo granata a casa dei gemellati galletti si sente sempre ospite gradito, trattato con riverenza, e non c’è tifoso in trasferta che possa tornarsene senz’aver accettato almeno una birra da un “fratello” biancorosso (fa nulla se sconosciuto o mai visto prima d’allora, ché per “amarsi” in quel momento basta la sciarpetta al collo), è altrettanto evidente che in campo – invece – per la squadra del cavalluccio marino al San Nicola non c’è “trippa” da un pezzo.

Chiamatelo tabù, in fondo poco ci manca, visto che in 19 precedenti in Puglia per l’ippocampo sono arrivati 7 pareggi, ben 11 sconfitte e una sola vittoria strappata quasi 14 anni fa, quando i ragazzi di Gregucci sbancarono lo stadio-astronave volando sulle ali di Bombardini e Palladino (che fece doppietta). Un’isola di gioia in un oceano d’amarezze. Sì, perché a Bari pure nelle ultime due stagioni, le prime in serie B della nuova era, la Salernitana ha sempre perso. Nella sfida del passato più fresca, all’alba di dicembre 2016, sulla panchina del galletto c’era Colantuono, che oggi (ri)vivrà il match a tute invertite: tenne a battesimo Bollini, di cui un anno dopo si sarebbe preso il posto all’ombra del Castello d’Arechi, con un 2-0 severo perché i granata non giocarono male, anzi, però uscirono senza punti.

Il tecnico romano proverà a vincere di nuovo ma non da padrone di casa, in uno stadio che l’ha visto protagonista nel campionato scorso solo a tratti, perché il mancato raggiungimento dei playoff significò steccare l’obiettivo per cui era stato chiamato a subentrare all’esonerato Stellone. Dovrà farlo senza il suo migliore attaccante dell’ultimo mese, dato che Bocalon è ancora in infermeria e non è neppure partito con la squadra che giovedì s’è trasferita anticipatamente – a mo’ di rito scaramantico che a marzo aveva sempre funzionato – in ritiro. Manca pure Orlando, mentre sul pullman diretto in Puglia è salito Bernardini, tornato tra i convocati dopo oltre tre mesi.

Ultime valutazioni sulla formazione ancora in bilico: Colantuono non rinuncerà al 4-3-3, è tentato dall’avanzare di nuovo Kiyine in attacco, Sprocati rischia la panchina a vantaggio di Di Roberto, mentre per completare il tridente Palombi avrebbe vinto il ballottaggio con Rossi. Aria di conferma a centrocampo per Odjer che a Empoli ha brillato più d’ogni altro suo compagno mentre Signorelli in regia potrebbe rimpiazzare Ricci, non al top.

Oltre la partita, si diceva, ci sarà l’abbraccio dei tifosi. «Non è un gemellaggio tra Curve, ma una fratellanza tra popoli», raccontarono un girone fa, sull’uscio dell’Arechi, gli ultras della Sud granata e della Nord biancorossa, che pure oggi rinnoveranno un rapporto nato 35 anni fa al vecchio Stadio della Vittoria. È roba seria, questo legame con pochi eguali in Italia, e che va al di là del risultato. A Salerno i 1300 biglietti del settore ospiti sono andati esauriti in 48 ore, però di supporters del cavalluccio marino al San Nicola ce ne saranno molti di più, anche “mischiati” al pubblico di casa che li accoglierà con affetto. Toccherà alla Salernitana, in campo, far in modo che la giornata non finisca come quelle serate dall’«amico ristoratore», quando arriva il momento del conto…

SALERNITANA (4-3-3): Radunovic; Casasola, Tuia, Monaco, Vitale; Minala, Signorelli (Ricci), Odjer; Di Roberto (Sprocati), Palombi, Kiyine. Allenatore: Colantuono.

BARI (4-3-3): Micai; Balkovec, Gyomber, Marrone, Sabelli; Iocolano, Basha, Henderson; Galano, Nene, Improta.Allenatore: Grosso.

ARBITRO: Di Martino di Teramo.

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