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di SABATO ROMEO

Prima i mugugni, poi i fischi e quel gesto di disapprovazione ripetuto anche dopo il lancio illuminante per Arek Milik. Fra Lorenzo Insigne e il San Paolo è stato amore a prima vista. Lui, il talento di Frattamaggiore, tifoso del Napoli con il desiderio di diventarne un giorno una bandiera. Grandi giocate, notte indimenticabili con quella maglia tatuata sulla pelle e sul cuore. Ma anche i fischi, le reazioni nervose e i momenti di tensione alti, altissimi.

L’episodio nel finale di gara col Chievo è solo uno dei precedenti della lunga storia d’amore fra Insigne e il San Paolo. Le prime schermaglie sono datate 2014: nel gennaio, durante un Napoli-Lazio, Benitez sostituì l’esterno d’attacco bersagliato dai fischi del pubblico. Il talento partenopeo rispose portando il dito davanti alla bocca, gesto che esasperò ancora di più il malcontento del San Paolo. Tutto rientrato, prima del caso presentazione. A Dimaro il calciatore, punzecchiato, si rifiutò di parlare scatenando i tifosi presenti in Trentino. Avvisaglie che divamparono quando in occasione dei preliminari di Champions con l’Athletic Bilbao Insigne scagliò invece la maglia a terra aizzando la furia del pubblico napoletano. L’ultimo precedente risale invece all’ottobre 2016: nella sfida di Champions League con il Besiktas, Insigne sbaglia il rigore del possibile 2-2 uscendo dal campo in lacrime. Delusione dimenticata qualche settimana dopo con la doppietta decisiva di Udine. Quasi due anni dopo Insigne deve ancora una volta rispondere sul campo, per dare prova del suo immenso talento ma anche di aver raggiunto la giusta maturità.

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