di SABATO ROMEO

Una favola, un’impresa, un miracolo. Che il linguaggio dello sport e del calcio viaggi al di sopra della realtà è storia arci-nota, un cliché dell’Italia fondata sul pallone e dominata da polemiche, discussioni, arbitri, rigori, VAR. Ma poi ci sono quelle serate come quella di Roma-Barcellona che sanno di lezione, di finale di un romanzo epico che sconvolge e fa riflettere, che assorbi, ti entra dentro e quasi non dimentichi più. Perché quella andata in scena ieri all’Olimpico aveva l’immagine di una favola impolverata, quasi cestinata dai “fattacci” dei giorni nostri. La storia del gregario che sfata il mito, del Davide contro Golia senza la spada costruita dal talento ma con una fionda fatta di coraggio e carattere.

I giganti della classe calcistica, i piccoletti capaci di conquistare e dominare il mondo con il solo estro sono crollati sotto i colpi di una gruppo trasformatosi in un’armata fatta di umiltà e sacrificio. Il sinistro magico di Messi, i lampi di Suarez, le magie dell’illusionista Iniesta sono state cancellate dallo spirito di Dzeko, dalla tenacia di Nainggolan, dagli occhi infuocati di Manolas, dal cuore di capitan De Rossi. Così la Roma ha sconquassato la magia Barcellona mettendo a segno una favola post-moderna, restituendo un pizzico di dignità ad un calcio Italiano umiliato lo scorso ottobre dalla Svezia e restituendo fiducia. Perché lo sport resta (forse) l’unico appiglio, l’unico mondo ancora immacolato dove non sempre il più forte vince. Esagerazione? Forse. Eppure chissà se esisterà soltanto una persona capace di restare indifferente dinanzi alla “testata” di Manolas o alle lacrime di De Rossi al fischio finale. A lui/loro farei i complimenti per il cuore di pietra, senza sapere però che favola si sono fatti scivolare tra le dita.

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