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di FILIPPO NOTARI

Sia chiaro. Qui nessuno chiede giustificazioni a Claudio Lotito. Ma forse sarebbe più giusto che ognuno si assumesse la responsabilità di azioni e parole, senza sentirsi in dovere di “ammorbidire” posizioni o di scaricare le colpe su terzi. Forse sarebbe più opportuno ammettere di aver commesso un errore di comunicazione, parlando a caldo di un tema spinoso e che necessita di una progettazione seria e ragionata. E, invece, tralasciando la discutibile “usanza” di proclamare un silenzio stampa perenne che, sistematicamente, viene violato a proprio piacimento, si preferisce gettare la croce sul mondo dell’informazione, appigliandosi a «strumentalizzazioni fatte per destabilizzare l’ambiente». Ma forse si confonde il verbo “destabilizzare” con “raccontare”.

E così diventa più facile scaricare le responsabilità su altri, rivendicando i sacrifici, innegabili come i risultati, fatti per la piazza di Salerno e testimoniando il proprio affetto «per la città e per quei tifosi sempre presenti». Peccato che gli ultimi segnali d’insofferenza siano arrivati proprio dai “sempre presenti”, stanchi di dover ingoiare bocconi amari e, probabilmente, desiderosi di avere un quadro chiaro del progetto che vada al di là dei proclami. Perché, forse, è proprio la chiarezza che è mancata in questi ultimi anni di gestione. Inutile pronunciare la prima lettera dell’alfabeto senza avere in mente la strategia per provare a conquistarla. Così come appare ingiusto appellarsi costantemente ai pochi spettatori presenti sugli spalti in un’epoca in cui gli stadi italiani sono sempre più vuoti perché diventa complicato anche mettere il piatto a tavola.

Vero è che la crisi ha attecchito anche sul mondo dell’imprenditoria. E in questo (disastroso) scenario i risultati (sportivi e finanziari) conquistati in sette stagioni dal duo Lotito-Mezzaroma rappresentano un’eccezione. Ma la città, probabilmente, non contesta i risultati quanto i modi con cui troppo spesso il patron della Lazio si rivolge ai salernitani. Parole che fanno passare in secondo piano quanto di buono è stato fatto e si sta continuando a fare.

Quanto poi ai rimpianti per l’attuale stagione sportiva, Lotito che ha sempre rivendicato il suo saper “parlar di calcio” rispetto a chi “parla di pallone”, dovrebbe forse riflettere su quanto fatto durante la campagna acquisti invernale. Probabilmente sarebbe bastato poco in più (si pensi al Foggia) per avere qualche rimpianto in meno. Potrà servire da lezione in vista del tanto chiacchierato centenario. Perché non basterà soffiare sulle candeline affinché i sogni si avverino…

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