di VITTORIO GALIGANI

Le polemiche, i silenzi, le contestazioni, le incomprensioni del recente passato hanno avuto un esito. Claudio Lotito, il ”magno”, ha (ri)aperto i cancelli di quella sua casa a ridosso delle antiche mura romane, Villa San Sebastiano. Si è concesso alle telecamere dei media partner della Salernitana ed ha fatto il punto della situazione. La verità vista dalla sua angolazione. Con la disponibilità massima, propria del padrone di casa.

Tutto sommato un aspetto positivo della vicenda. Lotito ha fatto intendere la sua volontà di ricucire il rapporto con il territorio. La scenografia era stata “imbandita” per far breccia nei cuori dei tifosi granata e non solo. Le coppe, i ricordi, i regali ricevuti. Tutti in bella vista. Non poteva essere altrimenti.

Il “magno” ha usato un lessico conciliante. Non ha chiuso le porte alla seria A (sarebbe stata l’ennesima caduta). Ha saputo evidenziare in maniera serena, non polemica, con i “toni” appropriati, che dal suo avvento la Salernitana è salita dall’Eccellenza alla attuale serie B. Non ha rivendicato. Ha evidenziato la salute finanziaria della sua gestione. Il rispetto di tutte le scadenze. L’immagine e la credibilità acquisita in questi anni messa a confronto con i fallimenti di un passato neppure tanto remoto. Tutti oggi vorrebbero giocare a Salerno.

Ha “accarezzato” quelli (a suo dire pochi) che salgono sui gradoni dell’Arechi. Ha espresso il suo non gradimento verso coloro che contestano a prescindere. Senza neppure frequentare lo stadio. Ha contestato il territorio. Ha affondato il dito in quella che lui ritiene una piaga. La scarsa propensione dell’imprenditoria dell’indotto a tendergli la mano (economica). Pubblicità e cartellonistica rispecchiano un andamento di scambio servizi piuttosto che di “investimento” sul marchio del Cavalluccio.

Non ha chiuso la porta alla serie A, abbiamo scritto sopra. Non ha però parlato di piano industriale per arrivarci ed eventualmente rimanerci. Ha anche detto che non considera la Salernitana una filiale della Lazio. Belle parole, ma non è facile credergli. Il concetto (l’argomento) andrebbe interpretato nel senso più ampio della parola. Non limitarlo soltanto al movimento dei calciatori. Per quanto a chi oggi gioca titolare nella Lazio (Strakosha e Luis Felipe) l’esperienza in granata (pur non eccezionale) è servita. Come sarà utile nel futuro per Palombi, Rossi e Minala. Senza trascurare che Lotito da ottimo imprenditore/manager (qualità che gli deve essere riconosciuta) non fa nulla che non produca ritorni “variegati”. Interessanti nella loro natura e nel loro valore.

Inutile approfondire sul valore tecnico dei singoli. Gli investimenti sono fatti in funzione di un campionato di tranquillità. E’ palese. Quello che secondo Lotito (e Mezzaroma) basta nel presente. Del resto nelle pieghe della sua “confessione” Claudio il magno lo ha fatto ampiamente comprendere. Tutto si riassume in due espressioni: spalti semideserti – imprenditoria del territorio assente. Lotito e Mezzaroma, da soli, garantiscono la salute del bilancio (“tanta roba” con i chiari di luna che vive il calcio italiano). Offrono continuità, puntualità e rispetto degli impegni. Per i risultati è indispensabile aprire un altro capitolo. Con un coinvolgimento a 360 gradi del territorio verso il quale l’indotto (e non solo) rimane al momento refrattario.

Come sempre la verità sta nel mezzo. Lotito e Mezzaroma hanno fatto tanto per il calcio salernitano. Rimane il fatto che la gente, il tifoso, vuol vedere i propri colori vincere. Siamo o non nell’Italia del Campanili! Dovevano sapere (Lotito e Mezzaroma) che, meglio prima che dopo, si sarebbe arrivati a dover affrontare la situazione del presente. Proprio per la loro solidità economica e le loro capacità imprenditoriali. Se avevano deciso di affacciarsi a Salerno è perché sapevano di poter contare su di un concreto ritorno.

Ora, chi per un verso chi per l’altro, sono tutti delusi. Il “magno”, in questo distacco, ci ha messo del suo. Con le parole e con i comportamenti. Non è sufficiente, per rimettere insieme i “cocci”, una bella veduta sulla villa di San Sebastiano a ridosso di quelle splendide mura romane. Poi c’è chi canta sugli spalti dell’Arechi: il “partito” dei tifosi si sta dividendo in pro e contro. Questa è la cosa peggiore.

Sarà il caso di rimboccarsi, in fretta, le maniche. Tutti.

Nonnina Salernitana, non va dimenticato, si avvia ai suoi cento anni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *