di SABATO ROMEO

Weekend decisivo doveva essere e weekend decisivo è stato. Lo Scudetto si sposta sul binario con destinazione Torino, con quel +4 che permette di accorciare i tempi dell’arrivo del treno tricolore. Sul tabellone da agosto c’era pure Napoli, stazione presa d’assalto sabato pomeriggio prima della disfatta del “Franchi” e in parte anche ieri sera, quando il treno Scudetto ha invertito la marcia spegnendo sogni e speranze. Si noti bene, le polemiche di Inter-Juventus qui non troveranno spazio per la scelta di raccontare da romantici la magia e l’incanto del calcio lasciando agli altri gli episodi e i “teatrini” voluti e costruti ad “hoc”. Si deve raccontare di una Juve padrone del proprio destino a tre chilometri dal traguardo, con quella maglia tricolore contesa, sudata e scippata nel momento topico della stagione nonostante il colpo d’orgoglio firmato Koulibaly. Si deve raccontare della teoria del più forte che vince sulla metamorfosi sarrista, sulla bellezza, sull’estetica del calcio, condizione sufficiente e necessaria per ideare un “colpo di stato” fermatosi ai piedi del palazzo.

Merita di avere i propri riconoscimenti il Napoli, creatura dagli ingranaggi quasi perfetti e dall’identità di gioco chiara, limpida, totale. Il tutto affievolitosi però quando bisognava osare, ripetere il colpo gobbo di sette giorni fa e mettere fiato sul collo ai dominatori sabaudi. Perché ogni rivoluzione nasce dal fermento, dalla pressione, dall’assenza di lucidità che fa tremare i polsi e prendere scelte sbagliate. Napoli l’ha immaginata nei 22 minuti di Milano, prima di risvegliarsi e fare i conti a Firenze con una triste realtà: se la Juve è la squadra più odiata perché più vincente, con quell’aria di pressione e “spocchia” da attirare a sé veleni e dissensi, è possibile che il sogno del Napoli abbia attratto le invidie dei rivali. Occhio, niente scansarsi o voli pindarici fatti sulle ali dei soprusi, bensì quella possibilità (remota) che l’aver conteso il titolo alla Juve abbia scatenato in giro per Stivale l’idea condivisa del “se loro ci sono riusciti, perché io no?”.

L’ha capito sulla sua pelle il Napoli, offeso a voce alta sia negli stadi d’Italia che nei salottini tv, ridicolizzato per ogni scelta, gesto, manifestazione di felicità. E se, come scrive Maurizio De Giovanni, Sarri è “la sabbia nell’ingranaggio, il bastone fra le ruote”, più di una riflessione sulle parole mai banali del tecnico toscano su un sistema “pronto ad impoverirsi” le comporta e come. Discussioni, pensieri. Ciò che resta negli occhi di Napoli sarà l’annata stupenda, la rivoluzione abbozzata, sfiorata ma andata (quasi) in fumo. Mentre la Juve aspetta sul binario 7 lo Scudetto più intenso. Per buona pace di tanti.

Notizie Simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *