di VITTORIO GALIGANI

Claudio Lotito sotto la curva, all’Arechi, per (ri)aprire un dialogo malamente interrotto. E’accaduto sabato scorso. Un passo importante che va interpretato. Non si deve fare di tutta l’erba un fascio. Non paga impuntarsi su un paio di frasi. Non deve essere sottovaluta l’importanza del gesto. Quello, nei desiderata di Lotito, voleva essere il pubblico riconoscimento dei tanti “sacrifici”, anche economici, ai quali si sottopone chi “ama” la squadra.
I tifosi non vogliono più sentirsi ripetere della puntualità nei pagamenti e della “salute” del bilancio. Lotito lo sa. Le capacità imprenditoriali del “magno” e l’invidiabile destrezza del manager (sempre un passo avanti agli altri) i tifosi le riconoscono. Da sempre. Desiderano, però, che non siano sempre poste sul banco per essere ricordate. Quasi “rinfacciate”. Onorare puntualmente le scadenze e rispettare le norme non viene interpretato come nota di merito. Deve essere un evento normale. Se accadesse l’inverso, allora ci sarebbe che preoccuparsi. Da rimanere esterrefatti.
Lotito e Mezzaroma, per il territorio, rappresentano la garanzia. Per questo la piazza chiede loro il salto di qualità. Non va dimenticato che la “contestazione” trae origini dal periodo in cui il “magno”, in altre faccende (politiche) affaccendato, ha rallentato le sue visite in riva al Tirreno. Chi vuole bene alla Salernitana si è sentito trascurato. Chi è innamorato di quella maglia ha iniziato ad interrogarsi. Cosa stava accadendo? Qualche battuta infelice ha peggiorato la situazione.
La “prova” affrontata sabato scorso, sotto i gradoni della “Siberiano”, ha dimostrato che Claudio Lotito non recita da marchese del grillo (io so’ io e voi nun sete un c….!). Questo, più delle parole, dovrebbe essere recepito, nello specifico, dal territorio. La stagione che sta per concludersi ha condotto a delle riflessioni. Non tutto è andato per il verso migliore. Anche nelle aspettative della proprietà. Lotito e Mezzaroma non lo diranno mai pubblicamente, ma alcuni passi falsi, che hanno rallentato il cammino della Salernitana, non sono piaciuti neppure a loro. A villa San Sebastiano, il quartier generale del “magno”, si stanno “tessendo” le strategie per il prossimo campionato. Non è detto che non si stia pensando anche a un ricambio delle risorse umane. Il calcio logora che vince, immaginarsi chi si dibatte nelle retrovie. Il calcio non concede fiducie a tempo indeterminato.
In questo contesto non rimane defilata (in secondo piano) la figura di Marco Mezzaroma. Il recente passato lo ha proposto più incisivo. Più interessato al comparto. Più partecipe, anche pubblicamente, alle vicende societarie ed ai risultati del campo. In sintesi, meno disponibile ad un ipotizzabile trasferimento della proprietà. Una “mutazione” che apre una traccia sulle “intenzioni” future. Lotito e Mezzaroma debbono però sgomberare la mente da supposizioni inesistenti. Quelle che indicherebbero la parte sportiva di Salerno (ed i media) strumentalizzata da pressioni per “imporgli” l’abbandono. In riva al Tirreno sono coscienti che sovente “chi lascia la strada vecchia per la nuova male si trova”. A Salerno, però, proprio perché riconoscono la forza economica e la capacità imprenditoriale della proprietà romana, non si arrendono, non si rassegnano a una vita vissuta in “purgatorio”. Occorre fare uno “scattino” in avanti negli investimenti. Nelle ambizioni. E’ nelle corde e nella disponibilità dei due cognati. E’ propedeutico per tendersi reciprocamente la mano. Per programmare una scalata che i granata attendono (sospirano) da troppi anni. Salerno, da par suo, saprà rispondere. Positivamente.
Sarà allora che la Siberiano dimenticherà l’immagine del “magno” (sgradita) che finge di dirigere l’orchestra. Il calcio insegna anche questo.

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