articolo a cura de “Laltrolato”*
Creatività nel bicchiere? Finalmente! Drinklist? Homemade? Signatures? Boh! Sono termini che sempre più spesso si possono ritrovare nei menù di bar, cocktail-bar, talvolta anche ristoranti. Inglesismi che potrebbero non rivelare nulla e che, anzi, spesso rischiano di confondere gli avventori. Non di rado barman e gestori, cavalcando l’onda della riscoperta del bere di qualità, cadono nel tranello del dare per scontati concetti nuovi che per i non addetti al settore non lo sono affatto. Riteniamo che accompagnare ogni singolo consumatore curioso alla scoperta di questo fantastico mondo sia un dovere di ospitalità. Facciamo dunque chiarezza: non si tratta di pretestuosa esterofilia linguistica: Londra come New York, così come buona parte delle regioni del Commonwealth sono state storicamente gli epicentri del bere miscelato. La miscelazione ha una tradizione più che secolare, che ha visto avvicendarsi crisi drammatiche, pittoresche epopee, personaggi di spicco, evoluzioni profonde. Inevitabilmente le scoperte, invenzioni, soluzioni di origine anglosassone riportano nomi inconfondibilmente british. Cos’è quindi una drinklist? È un semplice menù. Che, di solito, viene rinnovato periodicamente. Come quello che vi porge il vostro ristoratore di fiducia. Che, da bravo gestore, cambierà i piatti proposti con cadenza stagionale, assecondando l’avvicendarsi della disponibilità del pescato, delle verdure, della frutta. Così come farebbe ogni chef accorto e creativo anche i barman, da diversi anni anche in Italia, hanno iniziato a comporre ed a proporre ai loro clienti delle ricette innovative, dei drink insoliti, delle combinazioni gradevoli, provocatorie, esotiche – in ogni caso, si suppone, studiate per piacere ad un determinato target di bevitori. È, insomma, una lista di drink della casa. Da qui deriva il termine homemade. Tradotto? Fatto-in-casa, appunto. Questo termine ha però anche una diversa connotazione. Molti di questi cocktail, per essere personalizzati, spesso vengono caratterizzati ad esempio con sciroppi preparati settimanalmente dagli stessi barman. Possono prevedere il tocco finale di qualche bitter, ovvero degli ‘aromatizzatori’ oppure possono prevedere impiego e guarnizioni di frutta disidratata, sotto spirito, caramellata o declinata nei modi più fantasiosi e nelle forme più inaspettate.
Anche, per esempio, in confetture combinate con spezie, sali, zuccheri integrali, fiori commestibili, essenze, erbe aromatiche. Tutte queste preparazioni, deliziose e tracciabili, vengono definite appunto homemade. Nei bar londinesi più esclusivi, e a cascata anche in tanti altri bar in giro per il mondo si è diffuso il termine ‘Signatures’, tradotto letteralmente ‘Firme’. Forse in preda ad un impeto di autostima qualche barman ha voluto rivedersi in un artista, firmando appunto le proprie creazioni. Da bravi amanti del viaggio così come del buon bere (non mancherà un nostro articolo con i consigli per gli acquisti per il bevitore all’estero) abbiamo potuto constatare come investimenti, organizzazione, studio, talento, cooperazione, ricerca, creatività hanno prodotto valori assoluti. Degni di essere ritenuti delle vere e proprie opere d’arte del settore. Non a caso molti barman, super pagati e super ricercati, oggi promuovono i prodotti di importanti multinazionali, poiché ritenuti ambasciatori di una nuova filosofia. Per la stessa ragione avrete notato che sono sempre più presenti anche in tv. Non mancano certo le emulazioni improbabili, con presentazioni esteticamente eccessive, volte a stupire ad ogni costo, perdendo di vista elementi fondamentali: bevibilità, gradevolezza, piacevolezza. Il mondo della miscelazione sta cambiando grazie ad operatori via via più preparati e a bevitori sempre più consapevoli; non è terminato il periodo delle sperimentazioni matte, del copia e incolla, dei bicchieri a forma di biberon o di vascadabagno o di pistola ad acqua, dell’impiego di materie prime discutibili, dei locali annebbiati da vetuste affumicature ma, – anche grazie a scuole di formazione, fitti calendari di eventi per un aggiornamento costante, iperattività delle aziende produttrici nella diffusione della cultura d’impiego di materie prime di qualità, alla riscoperta di ingredienti del territorio e di vecchie ricette da parte di distillatori illuminati – è oggettivamente un movimento in crescita costante. Dal nostro punto di vista non possiamo che esserne felici, purché non ci si dimentichi come va realizzato un perfetto Gin Tonic, un equilibrato Negroni, un impeccabile Spritz, un dissetante Mojto, da sempre tra i più richiesti e apprezzati. Dandovi appuntamento al prossimo articolo brindiamo alla vostra (e anche un po’ alla nostra) e vi lasciamo con alcune righe a noi care.
 
Una scelta è come un salto, ti spaventa, ma se ti butti, è libertà.

*Cocktail Bar Piazza Flavio Gioia 26, Salerno

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