di ALESSANDRO MOSCA

«A ragà, e mo vo’ buco sto pallone…». Era la frase cult di una pubblicità di una pay tv, lanciata nell’anno 2000, per promuovere la visione delle partite del campionato di serie A sul satellite. In uno stadio “incastonato” fra tanti palazzi, uno “sconsiderato” Fabio Cannavaro scagliò il pallone contro la finestra di una delle immaginarie abitazioni, mandando in frantumi i vetri e suscitando l’ira del padrone di casa che reagì con quella frase poi diventata quasi di “uso comune”. Quattordici anni dopo Cannavaro aveva già alzato al cielo di Berlino la Coppa del Mondo (in tempi di Mondiali senza Italia, fa sempre tanto male ricordare quell’impresa…) e appeso le scarpette al chiodo. Una sera di agosto toccò a Vincenzo De Luca, allora sindaco di Salerno e non ancora Governatore della Regione Campania, “trasformarsi” nell’attore protagonista di quello spot ancora ricordato con un sorriso. Il primo cittadino fermò la sua auto nei pressi di piazza Flavio Gioia, la Rotonda tanto amata dai salernitani, per rimproverare alcuni ragazzini che erano intenti a giocare con un vecchio Super Santos, prima di sollecitare l’intervento dei vigili e portare via la palla rossa amatissima dai più piccoli. Sulla questione tornò anche un anno dopo, nel giorno dell’inaugurazione della decima edizione delle Luci d’Artista. De Luca, accompagnato dal comico Biagio Izzo, si fermò a illustrare il progetto della manifestazione proprio in piazza Flavio Gioia. Lanciando stoccate a bambini e alle loro famiglie: «Faccio una raccomandazione ai genitori, alla Rotonda niente palloni. Dove devono giocare? Andassero alle scuole calcio. A piazza di Spagna mica si gioca».

Adesso, a distanza di quasi tre anni dall’ultimo “avvertimento”, la Rotonda è diventata ufficialmente off-limits per i piccoli – ma anche più grandi – calciatori in erba che trasformano in campo da gioco uno degli ultimi luoghi di ritrovo della movida di Salerno che è riuscito a resistere alla crisi. Da qualche ora, infatti, proprio nei punti spesso trasformati in immaginarie porte per partite due contro due o per sfidarsi “alla tedesca” – un gioco e innumerevoli nomi: per intenderci è quello con punti, “chi tira fuori va in porta”, ed eliminazione in caso di gol acrobatici – sono comparsi i cartelli che rendono “operative” le disposizioni di De Luca arrivate in quella lontana sera d’estate. «Vietato giocare al pallone», il messaggio pronto a far diventare lungo il muso a chi trasforma piazza Flavio Gioia in una succursale dello “stadio dei sogni”.

«Un ringraziamento al geometra Francesco Mastrocinque per la tempestiva posa in opera dopo le proteste dei residenti di piazza Flavio Gioia pervenutemi. Aggiungo che a volte anche noi genitori dobbiamo saper dire no…», ha sottolineato il consigliere comunale Donato Pessolano che, tramite social, ha reso nota la “comparsa” dei cartelli allegando delle foto al messaggio. «Ora la polizia municipale non può più dire in quel contesto di avere le mani legate». Sul web i pareri fra contrari e favorevoli alla decisione si sono moltiplicati con il passare dei minuti, da Pessolano è arrivata la rassicurazione che «l’amministrazione comunale di Salerno sta lavorando per creare luoghi d’aggregazione anche nel centro di Salerno». Chissà se lì non si correrà più il rischio di sentir qualcuno pronunciare «a ragà, e mo vo’ buco sto pallone…».

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