Un’altra bandiera della serie A italiana s’ammaina, dicendo definitivamente addio al calcio giocato. Si tratta del talentuoso centrocampista Andrea Cossu, cagliaritano di nascita e di fede. Un “ultras in campo”, come è stato ribattezzato dagli Sconvolts, gruppo portante del movimento curvaiolo rossoblu, che proprio ieri sera, nell’amichevole disputata alla “Sardegna Arena” tra Cagliari e Atletico Madrid, gli ha riservato il giusto tributo.

GLI INIZI DELLA CARRIERA
Una storia molto particolare, quella del calciatore sardo classe 1980, che non ha mai rinnegato la propria fede calcistica e proprio per questo è stato sempre amato dalla propria gente. Nato e cresciuto nel quartiere Fonsarda di Cagliari, Cossu iniziò a giocare nelle giovanili della Johannes Cagliari, polisportiva cagliaritana che gli consentì poi di passare all’Olbia, dove fece il suo esordio in serie C2.
Le qualità dello sgusciante furetto sardo non passarono inosservate al punto da indurre l’Hellas Verona, nel 1997, ad acquistarne il cartellino ed aggregarlo alla formazione Primavera. Qualche anno di prestito per farsi le ossa, prima al Lumezzane e poi alla Torres, prima di far ritorno proprio nella città scaligera dove nel 2002 si guadagnò il posto da titolare.

L’ESPERIENZA A VERONA E LE TRASFERTE CON GLI ULTRAS
Proprio durante la sua militanza nella città di Giulietta e Romeo, Cossu non rinnegò mai la propria passione che lo aveva accompagnato fin da bambino, ovvero quella per la maglia rossoblu del Cagliari. Nelle domeniche libere, il ragazzo sardo si organizzava con gli amici di quello che, anche da calciatore, continuava ad essere il “suo” gruppo, per poter seguire il Cagliari. Con gli Sconvolts, infatti, Cossu trascorse diversi week-end al fianco della maglia rossoblu, facendo storcere il naso agli aficionados veronesi.

IL SOGNO DA BAMBINO DIVENTA REALTA’
Nel 2005, il sogno di Cossu divenne realtà: il Cagliari lo acquistò, consentendogli di vestire la maglia della squadra della propria città. Quella maglia precedentemente incitata dai gradoni poteva essere finalmente sudata e rappresentata al meglio. Il legame indissolubile tra Cossu e gli Sconvolts Cagliari 1987, fu reso ancor più evidente dal logo del gruppo che il centrocampista sardo si volle tatuare sul polpaccio destro. Dopo l’esordio in rossoblu, Cossu fece fatica nella sua prima stagione da calciatore del Cagliari, tornando all’Hellas Verona dove non confermò le buone cose fatte vedere anni addietro. Nel 2008, però, dopo esser rientrato in Sardegna, iniziò una nuova vita. Con il tecnico Ballardini, infatti, Cossu riuscì ad esprimersi al meglio, risultando preziosissimo nel ruolo di trequartista. Gol, assist, giocate di qualità che gli permisero di raggiungere addirittura la chiamata in Nazionale.
Anche con Massimiliano Allegri, il calciatore sardo si confermò, divenendo punto fermo della propria squadra.

IL RITORNO ALL’OLBIA, LA TERZA ESPERIENZA A CAGLIARI E L’ADDIO AL CALCIO
Nel 2014, all’età di 34 anni, non gli fu rinnovato il contratto in scadenza con il sodalizio rossoblu e dopo qualche mese da svincolato, Cossu decise di tornare all’Olbia, in serie D, dove mosse i primi passi da calciatore professionista prima del grande salto. Una promozione conquistata ed una buona stagione in Lega Pro gli valsero una nuova chiamata del “suo” Cagliari, guidato dal neo presidente Giulini. Nonostante le 37 primavere, Cossu tornò in massima serie dove, giocando a sprazzi, comunque riuscì a dare il proprio contributo alla causa. Terminato nuovamente il contratto che lo legava al Cagliari, Cossu ha deciso di dire basta col calcio giocato. Ieri sera, però, società e tifoseria gli hanno voluto riservare il giusto tributo, per ringraziarlo di quanto fatto con la casacca del Cagliari. Fascia di capitano e sette minuti in campo (7, come il suo storico numero di maglia) nella prestigiosa amichevole pre-campionato contro l’Atletico Madrid, come “ultima” apparizione con la maglia dei sardi. Standing ovation da parte dei 15mila cuori rossoblu, cori ed anche uno striscione, srotolato dalla curva Nord della Sardegna Arena, che recitava: “Una bandiera, un esempio. Grazie di cuore Andrea, fratello Sconvolts e ultras in campo“. Lacrime e pugni sul petto, per chi non ha mai tradito nè rinnegato le proprie origini, al di là delle esperienze professionali. Un’altra bandiera che s’ammaina, in un calcio moderno che fa innamorare sempre di meno ma sa regalare ancora emozioni forti.

 

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