Nello scorso weekend si è tornato a parlare di razzismo negli stadi italiani, con i cori anti-Napoli riecheggiati negli impianti sportivi di Udine e Torino da parte dei tifosi di Roma e Juventus.

Sull’argomento, aveva preso posizione anche il mister del Napoli, Carlo Ancelotti, che aveva annunciato la propria volontà di fermarsi quando dagli spalti partono ululati razzisti e cori di discriminazione. “Basta ascoltare quei cori negli stadi, basta offendere l’avversario”, queste le parole del tecnico azzurro, appoggiato in toto anche dal presidente Aurelio De Laurentiis. Dopo la squalifica alla curva della Juventus, i riflettori sono ora puntati sul prossimo match che attende lunedì sera il Napoli allo stadio “Atleti Azzurri d’Italia” di Bergamo, campo sempre ostile al popolo partenopeo. Alle tante chiacchiere dei giorni scorsi, però, gli ultras dell’Atalanta hanno voluto rispondere a modo proprio, con un comunicato ufficiale a firma Curva Nord Bergamo, dove si rimarcano dei concetti già espressi in passato (clicca qui per leggere l’articolo).

La parte calda del tifo bergamasco, infatti, non ci sta a passare per razzista ma allo stesso tempo non vuol vedersi “frenata” in quella che, da sempre, non è considerata una partita come le altre. Atalanta e Napoli non si amano affatto ma gli ultras della Dea hanno voluto ribadire la propria posizione con una nota diffusa tramite la propria pagina web ufficiale “Sostieni la Curva”. Nel “volantino multimediale” degli ultras nerazzurri, è rimarcata la differenza tra il campanilismo ed il razzismo, fondamentale per poter “masticare” il mondo del tifo e tutti quegli sfottò che, da sempre, animano gli stadi di calcio. Questo il contenuto integrale della nota diffusa dagli ultras dell’Atalanta, intitolata “Noi non siamo napoletani”:

Bergamo un’altra volta sarà il banco di prova per l’ennesimo strumento di repressione: ecco che si torna a parlare di razzismo, nello specifico di discriminazione territoriale. Qualcuno dice che dobbiamo essere più intelligenti, qualche altro dice che non dobbiamo cadere nella trappola. Noi rispondiamo che saremo quelli che siamo sempre stati! Non prendiamo nemmeno in considerazione la possibilità di essere privati di una delle componenti più basilari ed elementari del calcio: gli sfottò tra tifoserie.
Non accettiamo lezioni da nessuno sull’argomento, tantomeno da gente incapace persino di organizzare campionati professionistici e da chi nel calcio italiano ha piazzato dirigenti che hanno definito i calciatori di colore “mangia banane” e le donne calciatrici “handicappate”. Proprio loro, per l’ennesima volta, vengono a infangare e parlare della parte più vera e passionale del calcio. Bergamo ha sempre schifato i cori beceri e gli ululati razzisti, Bergamo ha dimostrato di essere sempre stata una piazza matura e credibile.
A Bergamo è sempre stata una questione di campanilismo e non di razzismo: ben venga quando sentiamo Bergamasco contadino cantato a gran voce nella maggior parte degli stadi italiani! Ben vengano gli Odio Bergamo!
Tutto questo vissuto sulla nostra pelle non ci ferisce, tutto questo non lo reputiamo razzismo ma anzi ci lega semplicemente di più alla nostra terra, ci rende ancor più fieri delle nostre origini. Noi non siamo napoletani…la cosa è abbastanza evidente per tutti ma non per qualcuno!

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