di SABATO ROMEO

Un anno ricco di emozioni, speranze ma anche delusioni. Riviviamo insieme tutto ciò che è stato il 2018 della Salernitana raccontando mese per mese ciò che è successo intorno al mondo granata.

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OTTOBRE – Mezzaroma predica calma: “La strada è quella giusta ma serve equilibrio” prima di essere eletto vicepresidente della Lega B, impegnata ancora nella lotta contro la modifica del format a 19 squadre. A Cremona i granata non vanno oltre lo 0-0 in una sfida ricca di veleni per discutibili scelte arbitrali che costano caro a Schiavi (espulso e fermato per quattro turni). Colantuono perde Bernardini per infortunio e fa da parafulmine su Di Gennaro: “Serve tempo, con lui si vincerà la guerra non la battaglia”. La Salernitana ritrova il successo battendo 2-1 con Casasola decisivo e salendo al terzo posto in un Arechi da brividi. Le ambizioni playoff vengono fortificate dal pari di Crotone (1-1) e confermate tre giorni dopo quando i granata superano 3-1 ad Halloween il Livorno.

NOVEMBRE – L’esame verità si chiama Venezia ma la Salernitana clamorosamente stecca. I veneti vincono 1-0 ma Colantuono, che perde Di Gennaro per infortunio, non fa drammi: “Passaggio a vuoto che può starci”. Il presidente della Figc Gravina riapre al campionato a venti squadre mentre la società granata vara la rivoluzione nel settore giovanile: Mariani lascia la Primavera e diventa coordinatore, con lo storico preparatore dei portieri Gigi Genovese “declassato” a nuovo coach dei granatini. Con lo Spezia la Salernitana non brilla ma ci pensa Bocalon a riportare il sorriso (1-0). Lotito ammette: “Contano i punti”, sbilanciandosi per la prima volta sul tema multiproprietà: “In caso di A mi farò da parte”. Arriva la sosta con supplemento di sette giorni causa turno di riposo. I granata rinforzano attraverso i media le proprie ambizioni da playoff e lavorano duramente al “Mary Rosy”.

DICEMBRE – Mezzaroma chiede concentrazione, mentre Lotito punzecchia l’ambiente: “Tifosi, dove siete? Vogliamo vedere ricambiati i nostri investimenti” ma a Cittadella la Salernitana si scioglie dopo 45 minuti di qualità nonostante il primo squillo di Rosina (3-1). Colantuono striglia i suoi: “Serve cambio di mentalità”, ma col Brescia va addirittura peggio: Donnarumma strapazza i granata in una serata horror (1-3). La panchina di Colantuono traballa (“Mi sono sentito in discussione cinque minuti dopo aver firmato”), ammette il tecnico che pensa alle clamorose dimissioni. L’esame decisivo sarà la trasferta di Carpi, resa frizzante dalla leggenda del messaggio vocale che anticipa un ritorno in città di Delio Rossi: i granata perdono 3-2 e la società ordina il ritiro a San Gregorio Magno. Colantuono si confronta con la squadra, sa di aver perso il polso del gruppo e nella nottata di lunedì rassegna le dimissioni (“Mi faccio da parte per ridare serenità all’ambiente”).

Il ds Fabiani raggiunge e striglia la squadra e pensa subito al nuovo tecnico. Viene sondato Calabro mentre la piazza sogna il ritorno di Delio Rossi. Il testa a testa però riguarda Angelo Gregucci e Alessandro Calori. A vincerlo però sarà il collaboratore di Roberto Mancini che, dopo aver risolto il legame con la Figc, si lega per la terza volta al club granata. Il debutto è al cardiopalma: una prodezza di Vitale stende il Foggia (1-0) e regala una ventata d’ottimismo. Vitale racconta: “Con Colantuono non avevamo più tranquillità e fiducia in noi stessi”, il tutto mentre i granata impattano 0-0 sul campo del Cosenza. L’ultima dell’anno propone la sentita sfida con il Pescara: la Salernitana sogna il colpaccio volando sul 2-0, poi la luce si spegne e i delfini siglano un poker pesantissimo da digerire che riapre la frattura fra tifoseria e dirigenza.

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