di STEFANO MASUCCI

Da fortino a tabù, il passo è breve. La Salernitana non sa più vincere tra le mura amiche, è questo il dato allarmante emerso al termine del derby di ieri sera, che ha sancito la terza sconfitta consecutiva all’Arechi per la formazione di Gregucci, 4 ko nelle ultime 5 se si tiene in considerazione anche la gestione Colantuono. Numeri impietosi per la truppa granata e per il tecnico Gregucci, che dopo il primo successo all’esordio con il Foggia, arrivato peraltro in extemis, non ha più raccolto punti nel proprio catino, cedendo il passo a Pescara, Lecce, e infine Benevento. I giallorossi hanno tra l’altro trovato ieri il primo storico successo all’Arechi, dove raramente negli ultimi lustri avevano raccolto punti e soddisfazioni, centrando una vittoria in casa granata che mancava da oltre 40 anni (l’ultimo successo del Benevento a Salerno risale alla stagione 1975/1976, quando la casa della Salernitana era il Vestuti).

Se durante la sua gestione Gregucci non ha mai perso in terra straniera, racimolando due pareggi oltre al blitz di Palermo, in casa la squadra sembra incapace di reagire alle prime difficoltà cui va incontro, senza riuscire a incanalare nella direzione giusta la spinta del pubblico, mai mancata anche nei periodi più bui. Mai nella gestione targata Lotito-Mezzaroma i granata avevano raccolto 3 ko di fila in casa, record negativo raggiunto mestamente proprio nell’anno del centenario. Sconfitte che suonano come cazzotti, soprattutto per quella fetta di pubblico che nonostante una stagione al di là delle legittime aspettative ha continuato a garantire il proprio supporto in termini di tifo, supporto e presenza. Ora la doppia trasferta consecutiva con Ascoli e Verona, dove la Salernitana dovrà provare a prendersi ciò che ha lasciato per strada in casa. Sarebbe un’iniezione di fiducia fondamentale per far sì che l’Arechi non resti ancora a lungo terra di conquista.

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