di EDOARDO CIOFFI

 

Programmazione, competenza ed entusiasmo. Queste le parole che più s’addicono alla piazza di Bergamo, in estasi dopo il successo di ieri sulla Fiorentina che ha “lanciato” l’Atalanta in finale di Coppa Italia. Il prossimo 15 maggio, infatti, allo stadio Olimpico di Roma, gli orobici si contenderanno con la Lazio il trofeo, dopo 23 anni dall’ultima volta.
Nel catino ribollente di passione dell’Atleti Azzurri d’Italia, la tifoseria nerazzurra ha incitato la squadra di Gian Piero Gasperini, che solo quattro giorni fa era stata accolta da un bagno di folla all’aeroporto di Orio al Serio, dopo l’importantissimo successo conquistato al San Paolo di Napoli. Un’annata da incorniciare per il popolo bergamasco, che ieri ha assistito all’ennesima impresa degli uomini di Gasp, che oltre a giocarsi la finale di Coppa Italia coi biancocelesti guidati da Simone Inzaghi, quest’anno possono ancora sperare nella storica qualificazione in Champions League. La stagione, però, non è frutto di casualità bensì di programmazione che parte da molto lontano. Da diversi anni, il club capitanato dall’ingegner Antonio Percassi investe al fine di competere con tutti, regalando ai propri tifosi stagioni ricche di emozioni. Il trait d’union tra club e tifoseria, rappresenta sicuramente un’arma in più per l’Atalanta, che grazie al lavoro e alla competenza dello staff tecnico e dirigenziale sta raccogliendo i frutti.

 

LA GESTIONE PERCASSI E LA RINASCITA DELL’ATALANTA
Nato a Clusone, paese in provincia di Bergamo, Antonio Percassi militò negli anni ’70 nelle giovanili dell’Atalanta, con cui fece anche il suo esordio prima in serie B e poi in serie A. Nella sua carriera da difensore arcigno, dotato di buon fisico, Percassi disputò ben 7 campionati con la maglia nerazzurra e poi una stagione al Cesena, prima di appendere gli scarpini al chiodo per dedicarsi all’imprenditoria. Negli anni ’90, dopo la morte dell’allora proprietario dell’Atalanta, Cesare Bortolotti, Percassi assunse il ruolo di presidente della società, fino all’arrivo della famiglia Ruggeri, che però non fece mai breccia nel cuore dei supporters atalantini. Durante la prima esperienza a Bergamo, Percassi ebbe il merito di “avvicinare” i tifosi, facendo crescere il club con figure fondamentali, come quella di Fermo Favini, per tutti Mino, nato a Meda e considerato da tutti il miglior talent scout italiano. Arrivato dal Como, società con la quale aveva giocato e poi cominciato le prime esperienze come responsabile del settore giovanile, Favini divenne ben presto un perno fondamentale della società bergamasca. Dopo le veementi contestazioni della tifoseria alla famiglia Ruggeri, costretta a passare la mano dopo la morte di Ivan e la rinuncia del figlio Alessandro, nel 2010 Bergamo (ri)accolse con grande entusiasmo l’imprenditore Antonio Percassi. Dal suo ritorno in sella, l’Atalanta ha (ri)cominciato quel processo di crescita per cui già negli anni ’90 si erano gettate le basi, conquistando l’Europa e diventando una delle migliori squadre del campionato italiano. Dopo alcuni anni con il navigato Pierpaolo Marino nel ruolo di direttore generale, la società bergamasca ha proseguito il proprio lavoro con Giovanni Sartori e Gabriele Zamagna. A Sartori, protagonista all’alba del terzo millennio con Luca Campedelli e Gigi Delneri della “favola Chievo”, il patron ha affidato il ruolo di responsabile dell’area tecnica, affiancandolo all’altrettanto esperto direttore sportivo Zamagna. Un organigramma di tutto rispetto, che ha fatto e sta facendo le fortune della squadra nerazzurra.

 

IL MAGO DI MEDA, UNA RISORSA PER L’ATALANTA
Gran parte del merito di questo processo di crescita, però, va attribuito a Mino Favini, soprannominato “il mago di Meda” proprio per le sue grandi capacità nello scovare talenti e farli diventare poi calciatori affermati. Martedì scorso, all’età di 83 anni, dopo 25 anni passati al servizio della Dea, Favini è venuto a mancare, gettando nello sconforto una città che invece era in festa per la grande annata vissuta. Ieri, con un commovente striscione srotolato nella Curva Pisani e accompagnato dagli applausi di tutto l’impianto sportivo bergamasco, gli ultras dell’Atalanta hanno voluto ricordarlo, insieme ad altre due figure storiche del calcio atalantino, Chicco Pisani ed Emiliano Mondonico, venute a mancare negli anni addietro: “Già ti immaginiamo con Chicco ed Emiliano, seduto su quei gradini…grazie di tutto Mino Favini“. Striscione al quale hanno fatto seguito anche dei cori, per ricordare una delle figure più importanti della recente storia del calcio bergamasco. Una persona preparata a livello calcistico ma anche molto disponibile e genuina, presenza fissa sul palco della “Festa della Dea”, l’appuntamento estivo organizzato dagli ultrà della Curva dell’Atalanta. Favini è stato colui il quale ha permesso, negli anni, alla società orobica di realizzare importanti plusvalenze, per programmare al meglio le nuove stagioni. Tante le scoperte di Favini, che vanno da Alessio Tacchinardi a Riccardo Montolivo, da Jack Bonaventura a Gianpaolo Pazzini, oltre al portiere Pelizzoli, al terzino Zauri, ai centrocampisti Donati e Padoin e al fantasista Pinardi. Ultimi, in ordine di tempo, Caldara, Conti, Grassi, Gagliardini e Kessie, “regalati” alla Prima squadra dell’Atalanta dopo la crescita nel vivaio. Tutti calciatori che poi hanno spiccato il volo verso club più blasonati, strappando anche contratti importanti e vestendo le maglie delle rispettive Nazionali. Un “modello Atalanta” che con Favini ha raggiunto livelli elevatissimi e che oggi, anche senza di lui, vuol proseguire senza sosta.

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