di SABATO ROMEO

Un finale da film horror. Sognava tutt’altra avventura Angelo Gregucci nella sua terza avventura sulla panchina della Salernitana. La piazza granata, quella del cuore, dove aveva lasciato un buon ricordo tra i tifosi, nonostante l’amarezza per la cocente eliminazione nei playoff promozione  col Frosinone. Era l’estate del 2014, con la Salernitana che quella serie B l’avrebbe conquistata dodici mesi dopo mentre Gregucci girovagava alla ricerca della giusta dimensione. Cinque anni dopo la nuova chiamata granata, il tentennamento nonostante il prestigioso ruolo all’interno dello staff tecnico di Roberto Mancini in Nazionale. Ma Salerno alletta troppo, così come la possibilità di centrare quell’incredibile salto nell’anno del Centenario.

Giorni di suggestioni e riflessioni prima del fatidico “sì”. Gregucci arriva a San Gregorio Magno in un freddo 20 dicembre, provando a ridare calore ad una squadra in crisi profonda, sfiduciando anche uno come Colantuono che sulla grinta e sulla verve ha costruito le sue fortune. Abbracci e sorrisi con Schiavi e Bocalon, avuti alle sue dipendenze. Operazione buonumore che funziona perché col Foggia arriva una vittoria in extremis firmata Vitale, a Cosenza uno 0-0 interlocutorio prima del crollo col Pescara. “Lavorerò sulle gambe di questa squadra che è scarica”, il monito per la sosta invernale. Per la prima del 2019 c’è il Palermo e Gregucci piazza l’impresa col diagonale di Casasola che vale il successo.

Dovrebbe essere per prestigio ed importanza il successo che rilancerebbe la Salernitana in ottica playoff ed invece i granata zoppicano, ritornano a sorridere con Ascoli e Cremonese ma non basta. Anzi, il ko di Livorno che inizia a rendere preoccupante la classifica, sembra essere il capolinea dell’era Gregucci. Il tecnico non molla, si innalza a parafulmine per preservare la squadra addossandosi tutte le responsabilità, e ottiene una nuova chance: lo scontro diretto col Venezia. La vigilia è lunghissima, con la squadra per una settimana in ritiro a San Gregorio Magno prima del rompete le righe. All’Arechi è solo pari, peggio va a La Spezia dove il ko al 90’ sembra poter scrivere i titoli di coda. La società tiene duro e continua in un silenzio che non viene rotto nemmeno dopo il poker col Cittadella. “Bastano tre punti”, il pensiero rivolto alla squadra ma da Brescia la Salernitana non porta a casa nulla. Il 2-5 col Carpi in casa aumenta gli spettri retrocessione. Nel mezzo il caso Di Gennaro, autentico desaparecido, l’allenamento a porte aperte al Volpe, la sfiducia dei tifosi e la scarpetta lanciata ad Andrè Anderson. Mentre la società fugge via, Gregucci è uomo solo, stravolto. “Ora c’è bisogna di una vittoria, per il bene della Salernitana”. Foggia è un mix di errori e scelte errate, Cosenza invece è un autentico disastro.

“Pescara è l’ultima speranza, dobbiamo aggrapparci a quella”, il messaggio lanciato forte in sala stampa. Eppure all’Adriatico non ci sarà posto per lui. L’annuncio arriva nella mattinata di ieri, quando Gregucci fatica a trattenere le lacrime vedendo la squadra in partenza per la trasferta decisiva. Voleva esserci, da trascinatore e condottiero vero. “Perché per il bene della Salernitana sono pronto a qualsiasi cosa”, anche a metterci la faccia ripetutamente, distruggendo sul campo quanto di buono fatto in passato.

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