di STEFANO MASUCCI

Mio padre spiegava il Vianema ai suoi calciatori così...”. Giorgio Viani, figlio del grande Gipo, tecnico artefice della prima storica promozione in serie A della Salernitana, prende degli stuzzicadenti, li spezza, e compone il sistema di gioco che rivoluzionò il calcio negli anni ’50. “Si trovava al ristorante con i suoi calciatori, e dopo cena disponeva la squadra in campo…”. Memorie e racconti di un calcio che non c’è più, quello raccontato all’Hotel Mediterranea, dove si è tenuto il convegno sul tecnico inserito pochi giorni fa nella Hall Of Fame del calcio italiano. “Un calcio più puro,- racconta Giorgio Viani-, più sentito, la gente faceva i salti mortali per seguire la Salernitana, ricordo una fiumana di gente invadere il campo nella partita che valse la promozione in serie A, ero un bambino di 10-12 anni, mi vengono gli occhi lucidi a pensare a quei tempi, fu un abbraccio totale. Anche oggi seguo la Salernitana, spero che la situazione sui playout si risolva nel migliore dei modi. Salerno mi è rimasta nell’animo, e a Ventura, se siederà sulla panchina granata, auguro di riuscire a portare la squadra in serie A.  A casa si parlava poco di calcio, o meglio solo del calcio che andava male, mio padre a casa si leccava le ferite“.

Ed è da lì che nasce l’invenzione del libero, il difensore che si stacca dallo stopper, il marcatore, per impostare l’azione palla al piede e garantire ulteriore copertura in fase di non possesso. “Era stanco di prenderle, quindi specie con le squadre più forti tecnicamente si inventò questa figura per sopperire ad alcune lacune ed essere più preparato in fase difensiva“.

Figura del libero quasi estinta, oggi, ma che Gian Piero Ventura, racconta così. “Come Sacchi, anche Viani ha cambiato il calcio italiano, dando grande credibilità al nostro movimento anche all’estero. Scirea fu uno dei primi a rifiutare il lancio lungo e impostare l’azione da dietro, oggi non esiste più il ibero, casomai c’è un mediano che arretra sulla linea difensiva per far partire l’azione. Catenacciari? La squadre italiane sono diventate importanti in Europa grazie al libero, anche l’Inter di Helenio Herrera che ha vinto due Intercontinentali. E’ stato un  punto di riferimento per la nostra generazione, specie ai tempi del Milan (Viani vinse due scudetti e raggiunse una finale di Coppa dei Campioni in rossonero). E poi io ricordo che disponevo le scarpe come fossero calciatori, al posto degli stuzzicadenti….” chiosa l’ex Ct della Nazionale.

Per Emanuele Calaiò, invece, “I tempi sono cambiati, oggi ci sono i video, preparatori tattici, ma c’è ancora una figura che ricorda il libero, ovvero il centrale della difesa a 3, che spesso è quello che inizia ad impostare il gioco al giorno d’oggi. Forse è lui a rappresentare il libero al giorno d’oggi….“.

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