In linea con la società, e devastato, per sua stessa ammissione. Serse Cosmi, tecnico del Venezia, prende parola dopo il direttore generale Dante Scibilia (Clicca QUI). Inviperito per una serie di situazioni che hanno di fatto andare il calcio giocato in secondo piano, anche perché «i playout eravamo pronti a giocarli dopo 3 giorni».

«Eravamo in buone condizioni a fine campionato per disputare i playout, dopo che ci è stato detto della salvezza, eravamo tornati ad allenarci, non abbiamo festeggiato ma eravamo comunque sicuri di non doverli disputare. Io faccio riferimento alla mia squadra, i miei ragazzi si sono allenati, ma non ci siamo regolarmente, chi ha tirato anche un calcio a pallone, o chi ha disputato un torneo amatoriale sa come si preparano certi appuntamenti. Parliamo di una partita che decide la stagione di un club, io li ho giocati 12 mesi fa, so quanto contano. Ci siamo allenati in maniera saltuaria, abbiamo dodici giocatori in scadenza di contratto, sappiamo benissimo che subentrano dei discorsi diversi, quindi non è vero che ci siamo allenati regolarmente, molti di loro hanno riportato le scarpe di calcio a casa, siamo rimasti un’altra settimana ad allenarci ma solo per aspettare la sentenza, per correttezza. Io considero ancora che nel calcio il campo sia la componente più importante, può essere che tra dieci anni più dell’attaccante forte si penserà ad ingaggiare l’avvocato più bravo, io non sto parlando a nome del Venezia, ma da allenatore che rappresenta il calcio giocato. Io mi chiedo se ha una logica sminuire così quello che dovrebbe essere l’aspetto sportivo, io non chiederò di non giocare perché non è nel mio ruolo, ma chiedo che l’evento sportivo per essere attendibile debba necessariamente essere costruito in maniera regolare. Io non parlo di campionato falsato, ma la credibilità è danneggiata. Non si può dire abbiamo scherzato, ora fate i playout sennò ci incazziamo anche. Oggi fatico a capire in che mondo sono, perché sento commenti allucinanti, poi viene fuori il moralismo, che siamo pagati per giocare, che siamo contrattualizzati fino a fine giugno, la dignità è un valore che va al di là dello stipendio percepito. Sono playout inattendibili, non voglio sentire dire che sarà il campo a giudicare, è stato così ad Ascoli l’anno scorso, ci siamo preparati e siamo riusciti a salvarci. Ad oggi non ho sentito un commento di qualcuno che abbia preso in considerazione l’aspetto sportivo, dire non è logico giocare un playout per mancanza di condizione sportive. Non è calcio, non è sport. Oggi i tifosi ci chiedono di non giocare per rispetto, in passato ci chiedevano di rispettare la maglia, e non hanno tutti i torti. Ci metto la faccia io, come ho sempre fatto, perché io non vivo di queste sentenze, mi hanno sentenziato almeno venti volte in carriera, la mia schiena sarà sempre dritta. La gente deve capirlo, vorrei parlare io personalmente con il signor Gravina. Non si può nemmeno sapere se riusciremo a prenotare l’aereo per Napoli, perché oggi non si sa nemmeno se riusciremo a trovare posto. Sono condizioni normali? La società impugnerà, se andremo a Salerno andrò io a fare il burattino, farò quello che mi dirà la società, non sarà una mia decisione, ma farò quello che deciderà la mia società. Sono devastato, si farà quello che il club reputerà necessario». 

 

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