di STEFANO MASUCCI

“Ma quando gioca la Virtus?”. Domanda diventata presto trend topic giornata dopo giornata in un mese di maggio che difficilmente sarà dimenticato a Salerno. Interrogativo che adesso rinvia ogni risposta al prossimo campionato, dopo la sconfitta che ha sancito la fine dei sogni per il team di coach Menduto, che si è arreso al termine di una gara combattutissima ma dall’epilogo tristissimo. Addio Final Four, a Montecatini ci va Pescara. Eppure, anche se non è arrivato il risultato, la Virtus Arechi Salerno può festeggiare la sua personalissima vittoria, per tutta una serie di motivi che rischiano di scadere nella banale retorica del giorno dopo, ma che non possono non essere messi in evidenza. Questa società, arrivata in punta di piedi due anni fa, ha riacceso la fiamma della passione cestistica cittadina, ha richiamato appassionati della palla a spicchi, ex giocatori, semplici curiosi in un PalaSilvestri che definire fatiscente è riduttivo.

Ha saputo veicolare la rabbia di tanti tifosi del pallone, delusi da un’altra stagione drammatica, ha fatto riscoprire la sana voglia di cantare per la propria città, per i propri colori, al di là della disciplina specifica praticata. Resteranno le sciarpate, le tribune colorate di granata, perfino le fiaccolate e i cori e la voglia di non essere secondi a nessuno, in qualsiasi ambito. Merito dei ragazzi in canotta che giornata dopo giornata hanno dato l’anima sul parquet, già prima della post season, quando a Matierno non è che ci fosse propriamente la fila per assistere al campionato di serie B, comunque terza serie della pallacanestro nazionale. Menzione di merito, però, va tutta di diritto anche a Michele Masturzo e Carmine Lione, responsabili dell’ufficio stampa che si sono succeduti in queste due intense stagioni.

La serie B da queste parti non si era mai vista, e dopo anni di assordante silenzio in seguito ai ridimensionamenti di Pallacanestro Salerno e Delta Basket, hanno saputo creare entusiasmo, senso di appartenenza, veicolando l’amore della gente salernitana verso uno sport fantastico. Hanno portato la Virtus Arechi nelle scuole, hanno regalato sciarpette, votato il caloroso pubblico del PalaSilvestri come Mvp in una gara cruciale dei playoff, hanno dato lezione di comunicazione ad altre realtà sulla carta più blasonate, che dovrebbero solo prendere spunto. Perché, fatta la squadra, non è detto che sia fatta la tifoseria, e questa si è creata nel tempo, con la cura meticolosa di piccoli o grandi particolari. La Virtus Arechi Salerno è solo al secondo anno del suo progetto, e ha tecnicamente migliorato il risultato raggiunto nel suo esordio in serie B, semifinali playoff. Quest’anno ci si è fermati alla finale, e chissà che l’anno prossimo non si possa scalare un ulteriore gradino verso i sogni di gloria. E’ stato bello sognare, ancora di più avere la consapevolezza di poterlo fare, e in un tempo dominato dall’ansia di prestazione, e inevitabilmente di risultati, la vittoria è comunque arrivata.

L’imperativo del giorno dopo non sarà quello di vincere, piuttosto quello di non disperdere tutto questo entusiasmo, anche per patron Nello Renzullo, perché da oggi la Virtus Arechi può avere una certezza che vale più di una promozione. Quella di poter contare sui propri tifosi. In attesa che ci si ritorni a chiedere…“Ma quando gioca la Virtus?”.

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