Pubblichiamo una lettera giunta alla nostra redazione circa la situazione di emergenza legata alla pandemia Covid-19.

“Da bambino, dopo due mesi trascorsi in spiaggia nel mio paese natìo, per una settimana andavo in collina dai nonni materni fra boschi e mucche da latte. Al limite di un bosco, c’era una secolare costruzione tipo maniero, sul cui ingresso in pietra campeggiava una grossa scritta: “O beata solitudo, o sola beatitudo”. Per anni non ne capii il significato (frequentavo le scuole elementari).

A distanza di diverse centinaia di metri, c’era un’altra piccola costruzione, molto più modesta, segnata dal passare del tempo. Anche qui, sul cancello d’ingresso, c’era una scritta: “Bene vivitur parvo”. Qualche anno dopo, quando studiai il latino a scuola, la mia curiosità fu finalmente soddisfatta però passando nei pressi di queste scritte mi veniva da sorridere. In aria riecheggiavano i suoni provenienti da jukebox, erano gli anni del boom economico: si acquistavano strumenti e macchine che alleviavano il lavoro e facevano vivere in modo meno faticoso e più gioioso. Quanto mi sembravano anacronistiche quelle scritte in latino.

Ora, forse perché ad una certa età si guarda più indietro che avanti, costretto dallo slogan #iorestoacasa, faccio una carrellata sugli anni passati. Penso agli anni universitari della contestazione studentesca, allo stare insieme negli atenei occupati, ai cortei affollati, ai sit-in in strada. Sempre insieme. La vicinanza con gli altri, dava forza e sicurezza. La stessa sicurezza che si avvertiva allorchè dopo il sisma del 1980, ci si riuniva in luoghi ritenuti più sicuri, per paura delle “repliche”. Sempre insieme agli altri, quasi a voler affrontare con meno danni il nemico. Penso alle sfilate silenziose contro gli atti terroristici e a quelle di solidarietà alle vittime di mafia, camorra e così via.
Penso agli stadi gremiti di folla, alle chiese affollate, alle piazze chiassose, alla calca di cinema e teatri, ai parchi brulicanti di bambini gioiosi, ai mezzi pubblici stipati di gente.

Da mesi un nemico sconosciuto è comparso nelle nostre vite, non lo vediamo e non lo conosciamo. Esiste una sola parola d’ordine, “niente assembramenti”, “niente folla”, “mai stare insieme”, altrimenti questo mostro invisibile ci investe con le sue raffiche e ci annienta. Più siamo lenti – vuoi per l’età vuoi per gli acciacchi – più ci stende, anche se qualcuno non lento e senza malanni, forse perché inciampa, cade a terra anche lui vittima di questo nemico sconosciuto. Oggi, io resto a casa e mi ritornano in mente quelle scritte. “Oh beata solitudine, oh sola beatitudine” e “si vive bene con poco”. Ma è possibile che dovrà essere di nuovo così?
Non ci posso credere, il mondo è sempre andato avanti e mai indietro. Il progresso è sempre stato inarrestabile…però il dubbio ogni tanto mi riaffiora. Chi vivrà, vedrà.”

di Oflo Leflici

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