Riportare i tifosi al centro del calcio. È il principale obiettivo dell’incontro tra il mondo delle torcide e le istituzioni, organizzato per questa mattina a Napoli, nella sontuosa location della Sala dei Baroni al Maschio Angioino. Dopo un finale di stagione anomalo, caratterizzato da stadi vuoti e silenziosi per il rispetto delle norme di sicurezza anti-Covid, ci si prepara al futuro e anche la componente ultras è pronta a dire la sua.

Proprio i supporters presenteranno un interessante documento di proposta, un manifesto “unitario” frutto d’un arduo lavoro di squadra tra gruppi organizzati appartenenti a diverse Curve d’ Italia, tra cui anche la Sud Siberiano della Salernitana, per far presente alla politica alcuni punti fondamentali per quello che sarà il (graduale) ritorno dei tifosi allo stadio. Rappresentati dall’avvocato partenopeo Emilio Coppola, i delegati delle tifoserie da Nord a Sud dello Stivale – compresa quella granata – incontreranno diversi esponenti di tutte le forze politiche del Paese per chiarire alcuni aspetti ritenuti imprescindibili. Al senatore del Movimento 5 Stelle, nonché viceministro dell’Interno, Vito Crimi, che presenzierà stamattina a Napoli, gli ultras chiederanno innanzitutto l’abolizione della Tessera del Tifoso, strumento di fidelizzazione voluto nel 2009 dall’allora titolare del Viminale, il leghista Roberto Maroni, per combattere la violenza negli stadi. Il 4 agosto del 2017, alla presenza tra gli altri del numero uno del Coni, Giovanni Malagò, e degli allora ministri dello sport e dell’Interno, Luca Lotti e Marco Minniti, fu siglato a Roma il Protocollo d’Intesa che consentiva a tutti i sostenitori sprovvisti di Fidelity Card di sottoscrivere l’abbonamento per le gare casalinghe della propria squadra del cuore e di tornare a seguire (in assenza di criticità individuate dall’Osservatorio sulle Manifestazioni Sportive) liberamente le trasferte. Un programma triennale che puntava ad un superamento della Tessera. Oggi, a quasi tre anni da quella firma, gli ultras chiedono che lo strumento di fidelizzazione finisca definitivamente in soffitta, dandogli magari solo una valenza secondaria, per caricare titoli d’ingresso o per usufruire di sconti sul merchandising realizzato dai club.

Altro aspetto affrontato dai tifosi, nel documento che sarà presentato questa mattina, riguarda il “settore popolare”. Ormai tutti gli stadi italiani – ultimi in ordine di tempo quelli della Campania che lo scorso anno ospitarono l’Universiade – sono stati rinnovati e hanno visto l’installazione di nuovi sediolini e l’implementazione dei sistemi di videosorveglianza. In alcune città, però, le misure stringenti hanno avuto effetti devastanti, al punto da interrompere, prima ancora che arrivasse la pandemia, il tifo organizzato. Basti pensare alle Curve di Napoli, sanzionate continuamente per il mancato rispetto del regolamento d’uso dello stadio. Gli ultras chiedono così di poter vivere il “settore popolare” come hanno sempre fatto, non seduti a mo’ di cinema, bensì sventolando bandiere, esponendo i propri vessilli e cantando a squarciagola. Il tutto, ovviamente, quando sarà possibile tornare alla normalità e anche gli spalti potranno essere luoghi “sicuri”, aperti a tutti.
Ancora da decifrare, infatti, la posizione che prenderà il tifo organizzato nei prossimi mesi, quando, come anticipato dal ministro dello sport, Vincenzo Spadafora (che pure ieri è stato molto più prudente in merito, dicendosi «preoccupato per la prossima stagione») gli stadi potrebbero riaprire solo con capienza ridotta e con regole ferree da rispettare, quali distanziamento sociale e l’uso di mascherine. Per quando finirà tutto, invece, gli ultras hanno già le idee chiare. Tornare ad essere centrali in uno sport che, negli ultimi mesi, si è allontanato troppo dalla gente, esclusivamente ad appannaggio delle televisioni.
Tutti, però, in questo mese e mezzo di calcio nel deserto, hanno lamentato il clima surreale che ha accompagnato la disputa delle partite di quello che per antonomasia è lo sport più popolare al mondo. Una “nostalgia” che ha (ri)acceso i riflettori sulla passione della gente, reclamata a gran voce anche da molti addetti ai lavori, su tutti gli allenatori di serie A Rino Gattuso, Sinisa Mihajlovic e Roberto De Zerbi. «Giocare senza pubblico non ci piace, non ha senso, non è questo il vero calcio». Tutti d’accordo. Oggi può essere una giornata importante per passare dalle parole ai fatti.
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(pubblicato sul quotidiano “La Città” del giorno 01/08/2020)

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