di STEFANO MASUCCI

Ritornano, sempre a grande richiesta, le pagelle che non ci meritiamo ma di cui tutti abbiamo bisogno:

Orietta Berti (Quando ti sei innamorato) 7: Le per niente appariscenti conchiglie sul vestito fanno già pensare al peggio, la sua performance è attesa con ansia dai più giovani, già pronti a scatenarle addosso la qualsiasi al primo errore. Resteranno, me compreso, a bocca asciutta. Non passerà su Spotify, ma resta una delle migliori esibizioni di serata. 

Bugo (E invece sì) 6: Un po’ per lo scazzo di un anno fa con Morgan, un po’ per la giacca che definire improbabile è eufemismo, un po’ per qualche stecca che però mette simpatia. Sufficienza “scippata”, anche in virtù del fatto che in radio la sentiremo parecchio e alla fine ci piacerà…

Gaia (Cuore amaro) 5: Ci si aspetta un brano che possa esaltare la sua vocedellamadonna, e invece ci ritroviamo ad ascoltare un singolo latineggiante, tra balletti poco convinti (e convincenti), e quel sound alla Elettra Lamborghini sullo sfondo. E non è un complimento. 

Lo Stato Sociale (Combact Pop) 5: Deludenti, specie per chi è cresciuto a pane e “Turisti della democrazia”, il loro album d’esordio. Tutto troppo, le citazioni, i riferimenti, i mini sketch, mentre sullo sfondo corre una canzone né carne né pesce. Un po’ Elio e le storie tese, un po’ Rino Gaetano (Lodo Guenzi con l’ukulele), non li salverà una citazione all’ormai celeberrimo “Dov’è Bugo?”. 

La rappresentante di lista (Amare) 7,5: La grande sorpresa di serata. Personalità, voce pazzesca, ed errori vicini allo zero. Sull’Ariston fanno una figura eccellente, probabilmente la miglior performance del martedì. 

Malika Ayane (Ti piaci così) 6,5: Elegante, ammiccante, anche sexy, la sua voce è morbida, ed è sempre un bel sentire. Certo il brano non appare di quelli irresistibili, ma chi scrive è innamorato di Malika ed è palesemente di parte nel giudizio finale. 

Extraliscio feat Davide Toffolo (Bianca luce nera) 4,5: Rispetto per la gavetta, rispetto per la scelta coraggiosa, rispetto per tutto. Ma francamente la canzone non convince per niente, e probabilmente sarà presto dimenticata. 

Ermal Meta (Un milione di cose da dirti) 7: Cantautore intelligente, che non sbaglia (quasi) un colpo. Canzone carina ed eseguita bene, e di per se è già una notizia. Una delle esibizioni più azzeccate della seconda serata. 

Random (Torno a te) 6: Oh, noi di castigare questo ragazzo, che esordisce a Sanremo intorno all’una, a meno di vent’anni, proprio non ce la sentiamo. Brano non indimenticabile, ma se si predica salvezza per l’emozione di Fedez, non possiamo non concedergliela anche a lui. Stecche comprese. 

Fulminacci (Santa Marinella) 6: Ritornello che resta in testa, esibizione così e così, forse non basta per candidarsi al ruolo di outsider della kermesse. Restiamo convinti che potesse fare molto di più…

Willy Peyote (Mai dire mai – La locura) 6,5: Un testo graffiante per un brano che andrebbe ascoltato senza l’orchestra (che spesso dà, ma ogni tanto pure toglie). “Questa è l’Italia del futuro, un paese di musichette mentre fuori c’è la morte”, la dice lunga sul tentativo di denuncia del rapper torinese. 

Gio Evan (Arnica) 5: I pantaloncini sul palco dell’Ariston sono l’ultimo dei suoi problemi. Chi già lo conosceva si è inevitabilmente innamorato delle sue canzoni (A piedi il mondo e Pane in cassetta su tutte). Questa non si avvicina per niente a quel livello… 

Irama (La genesi del tuo colore) 5: Per chi scrive, probabilmente, la peggior canzone in gara. Sembra un Massimo Di Cataldo ringiovanito, e l’alibi della registrazione andata in onda, regge fino a un certo punto. Una canzone bella è bella anche nelle prove generali, e poi quell’abuso di auto-tune…

 

ELODIE 10: Bella e brava. E bella. 

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