di STEFANO MASUCCI

Terza serata del festival della canzone italiana, e terza mattinata che inizia in salita. Ma  “E’ Sanremo, bellezza. Sanremo! E tu non puoi farci niente!”.

Noemi e Neffa (Prima di andare via) 5: Inizio da brividi, e non in senso positivo. I problemi tecnici sono evidenti, lui va palesemente fuori tempo e solo nel finale il duo sembra riprendersi. Un amico batterista dà la colpa al click, io non so cos’è ma gli credo. 

Fulminacci, Valerio Lundini e Roy Paci (Penso positivo) 6: Esibizione godibile, senza particolari sussulti e fedele all’originale, ma senza mortificare la versione di Jova (vedi dopo). Già questa è una buona notizia. 

Francesco Renga e Casadilego (C’è una ragione di più) 5: Niente da fare, dopo il brutto esordio sull’Ariston con il suo inedito, uno tra i peggiori in gara, le cose non vanno meglio con la cover. Lei è proprio una gran figlia di…Loredana. 

Extraliscio con Davide Toffolo e Peter Pichler (Medley Rosamunda) 5,5: Una caciarata che alterna folk e liscio, che francamente non convince particolarmente. Chi scrive prova un profondo senso di impotenza nel non riuscire a comprendere l’universo che gira intorno a questo progetto musicale. Nonostante il grande sforzo. 

Fasma e Nesli (La fine) 5: Il microfono fa i capricci, e forse prova a offrire un assist a Famsa. Niente da fare, si riparte daccapo dopo la pubblicità e il supplizio diventa doppio. E’ un peccato, perché la canzone, interpretata in passato anche da Tiziano Ferro, è davvero carina. 

Bugo e I pinguini tattici nucleari (Un’avventura) 5: Lui riesce nell’impresa di steccare dopo un secondo, il capo-pinguino decide di scimmiottare Chris Martin e i Coldplay, giacca con nastrini e tamburi in stile “Viva la vida”. Povero Lucio!

Francesco Michielin e Fedez (E allora felicità – Medley) 7: La prima esibizione veramente convincente della serata cover. Si parte con “Dal verde” di Calcutta, poi si passa a “Le cose in comune” di Daniele Silvestri, per chiudere con “Felicità” “Fiumi di parole” e “Non amarmi”. Simpatici, ironici, complici. Medley studiato benissimo. 

Irama (Cyrano) 6,5: Da cantante di hit estive a bello e dannato. Trasformazione che lascia i suoi dubbi, ma riesce a fare bella figura con un pezzo tutt’altro che semplice. Non svilire Guccini è già un successo. 

Maneskin e Manuel Agnelli (Amandoti) 7: Solita botta di adrenalina, di energia, possono piacere più o meno, ma il loro impatto è sempre evidente. E Agnelli aggiunge un tocco in più di tamarragine rock!

Random e the Kolors (Ragazzo fortunato) 3: Random, questa volta non lo salva nemmeno il padreterno! E nulla può fare nemmeno Stash, che pure prova a mettere più di una pezza. Dopo una sufficienza scippata all’esordio sul palco dell’Ariston, riesce a peggiorare la situazione e “uccidere Jovanotti”, ma il bonus è già esaurito.

Willie Peyote e Samuele Bersani (Giudizi Universali) 9: Un cantautore finissimo che esegue una delle sue canzoni più belle. Già con questa base si parte bene. Willie Peyote non aggiunge nulla di suo, ma con capolavori del genere l’umiltà paga. Sempre. E Samuele Bersani è come quel bel libro letto anni fa, ma quando ti ricapita davanti agli occhi tu sorridi sempre… 

Oretta Berti e Le Deva (Io che amo solo te) 6: Allora, tra le mie dichiarate intenzioni c’è anche quella di non dare mai un’insufficienza a Donna Orietta. Poi ho scoperto che tra le Deva c’è Laura Bono, che proprio a Sanremo portò “Io non credo nei miracoli”. E la nostalgia mi fa propendere per un sei pieno. 

Gio Evan e i Cantanti di The Voice Senior (Gli anni) 5: Un inno generazionale, quello degli 883, che non puoi fare a meno di cantare. Però Giò Evan fa di tutto per distogliere l’attenzione dall’esibizione, che non sarebbe manco malaccio. E poi hai il maestro Erminio Sinni a tua disposizione e lo sfrutti in quel modo?

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