di STEFANO MASUCCI

Cari amici e lettori, siamo giunti all’appuntamento con l’ultima tornata di pagelle a cura del vostro scrittore preferito. Che vi ringrazia e vi saluta per l’attenzione e vi manda un arrivederci alla prossima edizione. Ecco la seconda parte della terza serata, se vi siete persi la prima parte, vergognatevi, ma soprattutto recuperate al più presto cliccando QUI.

Ghemon e i Neri Per Caso (L’essere infinito) 8: I veri trombati della classifica finale. Giudizio dichiaratamente (e orgogliosamente) di parte. Ma al netto della premessa, comunque doverosa, la sensazione è che I Neri Per Caso non stanchino mai. Bella anche la selezione dei brani per il medley (mezzo voto in più vale l’inserimento di Acqua e Sapone), il connubio con l’irpino Ghemon funziona alla grande. Il campanilismo, per una volta, può restare da parte. Viva Salerno…e viva la Campania. 

La Rappresentante di Lista e Donatella Rettore (Splendido splendente) 7,5: Lei è forse la più bella sorpresa dell’edizione 2021 del Festival. Il brano è nelle sue corde, e l’esibizione è ancora super convincente. Donatella Rettore nel finale dà la spinta decisiva per il tuffo definitivo negli anni ’80. 

Arisa e Michele Bravi (Quando) 7: Due belle voci che cantano una bellissima canzone. Niente errori, tre minuti che scivolano via soavi, e che servono a ricordare, qualora ce ne fosse bisogno, quanto ci manca Pino Daniele. Michele Bravi un pizzico troppo timido, ma va bene così. 

Madame (Prisencolinensinainciusol) 6,5: Benedetto sia il compianto inventore del copia e incolla. Ché senza “Ctrl + v”  (“Cmd + v” per chi è dotato di pc Apple), con il cavolo che sarei riuscito a scrivere il nome della canzone di Adriano Celentano. Che quando la senti dici sempre “eh sì, quella lì, ma poi il titolo…), e invece lei lo pronuncia perfettamente a ripetizione e solo questo gli vale una sufficienza più che abbondante. 

Annalisa con Federico Poggipollini (La musica è finita) 7: Vocalmente ineccepibile, il chitarrista di Ligabue dà un tocco rock a una performance convincente, come sempre per Annalisa. Il problema è che per stupire sembri mancare sempre qualcosa. Cosa, però, non chiedetelo a me. 

Lo Stato Sociale con Emanuela Fanelli e Francesco Pannofino (Non è per sempre) 8,5: Canzone ricercata, il cui titolo viene preso in prestito dagli Atferhours per lanciare un messaggio di speranza a tutti i lavoratori dello spettacolo, una delle categorie più colpite dalla pandemia (a trovarla, poi, una categoria non investita dalla crisi…). Nel tempio della musica, la musica la fermano, per parlare proprio della macchina che di musica vive e ci fa vivere. Respect. 

Gaia con Lous and the Yakuza (Mi sono innamorato di te) 6,5: Performance elegante e raffinata, forse persino troppo. Perché soffrire, non ci basta, con una canzone del genere pretendiamo di più, vogliamo lo struggimento! In ogni caso non sfigurano, e quando si parla di Tenco il rischio è sempre altissimo. 

Colapesce e Dimartino (Povera Patria) 6: Sembrano molto emozionati, ma la loro emozione forse copre l’emozione che il brano del Maestro Battiato (presente con una breve registrazione nel finale che pure gli regala la sufficienza in pochi secondi di classe), porta con sé. Mi scuso per la tripla ripetizione della parola “emozione”, ma alla terza serata la somma delle ore di sonno perse inizia a chiedere conto. 

Coma_Cose con Alberto Radius e Mamakass (Il mio canto libero) 3: Ahi ragazzi, che flop! E che dolore assegnare questo voto per chi scrive, ma la delusione è ancora troppo grande. Per tutta una serie di motivi, a partire dal fatto che non provano a dare nessuna sfumatura personale al brano, eseguendolo come fosse una serata karaoke, nella quale si sbaglia tanto e allegramente. Da lui potevamo anche aspettarcelo, non da lei. Considerando che Lucio Battisti è per stessa ammissione fonte vivissima d’ispirazione, l’omaggio appare scarabocchiato. E dai creativi non te lo aspetti.

Malika Ayane (Insieme a te non ci sto più) 7: Ogni volta che attraversa il palco avvicinandosi al microfono, offre sempre la sensazione di tirarsela un pochino, della serie sono l’unica a saper cantare (anche l’esibizione in singola lascia interrogativi). La realtà, però, è che Malika sa cantare veramente bene, e lo conferma anche con questo brano, va a colpo sicuro. Ma forse è esattamente quello che voleva. 

Max Gazzè e Daniele Silvestri (Nel mondo) 6,5: «”Un mese fa, quando insieme a Max e alla Band abbiamo deciso di portare Del Mondo a Sanremo, dissi testualmente: “Ragazzi, prepariamoci al fatto che ci faranno passare all’una e quaranta di notte”. Ho sbagliato di 3 minuti». La previsione di Daniele Silvestri la dice lunga su un brano difficile, eseguito alle due di notte, con una regia che riesce nell’impresa di complicare ulteriormente le cose. Avessero suonato un’ora prima…

Ermal Meta con Napoli Mandolin Orchestra (Caruso) 6,5: Lo diciamo con il timore di essere smentiti. Ermal Meta è un buon cantautore e un buon interprete, ma è anche un gran paraculo. Sceglie uno dei brani simbolo di Lucio Dalla nel giorno in cui si celebra la sua nascita e nonostante un’esibizione standard (non delude, ma nemmeno fa qualcosa di clamoroso), si aggiudica la serata cover. Verdetto che non condividiamo, ma come recita un detto… “Chi vince esulta, chi perde spiega”. E occhio alla finale…

Aiello con Vegas Jones (Gianna) 6: Sufficienza, perché, oltre a essere l’ultimo artista a esibirsi (alle due di notte passate), ha almeno il merito di aver provato a stravolgere il brano, a differenza dei Coma_Cose ad esempio, pur con un risultato che convince a metà. Così come è apprezzabile l’omaggio da calabrese doc, al conterraneo Rino Gaetano. Certo, considerando anche il suo inedito in gara, resta la grande delusione di questa edizione. 

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