di DARIO CIOFFI

Dalle probabili formazioni al toto-calciatori in ginocchio il passo è stato breve.
Io non so come la pensiate su questo EuroDibattito che tanto appassiona, ma la sensazione e un po’ anche il timore è che si voglia per forza dare al calcio delle “missioni a tutti i costi”.
Premesso che ho visto centinaia di volte squadre entrare in campo con t-shirt anti-razziste, striscioni per campagne solidali e spillette pro-ricerca, senza che ci abbia mai fatto caso nessuno (calciatori in primis, spesso), io credo che all’Europeo di quest’anno si debba chiedere anzitutto un soffio di normalità: rivedere le partite insieme nelle case, nei bar e nelle piazze, gioire o disperarsi per un gol, ritrovare il rumore di stadi rimasti per un anno e mezzo deserti.
A mio figlio poi spiegherò io, sperando che lo facciano anche a scuola, che il razzismo è una merda, che non si giudica mai una persona dal colore della pelle o dalla terra in cui è nato né dal conto in banca dei genitori.
Lo farò perché sento la necessità di farlo, e in modo molto convincente, senza bisogno di testimonial. Senza aspettare che s’inginocchi un calciatore…

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