L’impatto è stato traumatico. Perché i numeri non mentono e quelli delle prime tre giornate della Salernitana in serie A non lasciano troppo spazio a interpretazioni para-filosofiche applicate al calcio: tre sconfitte e 11 gol subiti, ultimo posto in classifica e segnali di debolezza evidenti soprattutto, debutto di Bologna a parte (dove lo sviluppo del match è stato diverso), una volta incassata la rete che ha messo gli avversari sulla strada d’una vittoria comoda e dalle proporzioni larghe. Il 4-0 in casa del Toro, due settimane dopo quello incassato dalla Roma all’Arechi, ha semplicemente confermato le enormi difficoltà della squadra di Castori nell’approccio a un campionato che reclama prestazioni ben diverse per non uscire dal campo a capo chino, oltre che senza punti, così com’è accaduto al pronti-via della stagione.

 

I messaggi arrivati dal ko allo stadio Olimpico-Grande Torino sono chiari, vanno decifrati e corretti in fretta anche perché nel frattempo il rischio più grande è che, all’evidente gap tecnico che la Salernitana paga rispetto a chi ha affrontato fin qui, si sommi anche un’autostima sempre più sbriciolata. Del resto è bastato il tracollo contro la formazione di Juric per cancellare come una passata di gommino su matita l’entusiasmo della settimana che aveva portato a Salerno un campione di livello assoluto. Già, Ribery, una stella che potrà brillare, oltre che quando sarà in condizione d’esprimersi al meglio, solo se attorno avrà una squadra capace di convivere con i propri limiti, di superarli con la determinazione e se possibile anche il gioco, componente che fin qui è venuta meno non solo per meriti altrui, ma anche per evidenti difficoltà nel costruire qualcosa che faccia sentire i granata “dentro la partita”.

 

Insomma, delusione e preoccupazione sono sentimenti legittimi. Inevitabili. Eppure, alla terza giornata, è non meno sacrosanta e necessaria la voglia di non mollare, non sciogliersi, non smarrirsi nel buio d’un momento in cui tutto sembra insormontabile. A Castori, eroe della promozione dalla B e come prassi vuole primo a finire “sotto esame” per quanto (non) fatto dalla Salernitana all’alba d’un campionato cominciato peggio delle previsioni più pessimistiche, va ora il compito di reggere l’urto d’una crisi tanto prematura quanto impossibile da ignorare. È stato, memoria impone di ricordarlo, il valore aggiunto per la conquista della serie A, il mister. Ora dovrà cercare di metterci tutto quel che di suo può per rimediare a questa falsa partenza.

 

L’allarme è condiviso e comprensibile. La rassegnazione no. Sabato all’Arechi arriverà l’Atalanta, la miglior squadra italiana degli ultimi anni in valore assoluto per crescita e rendimento che l’hanno portata dalla dimensione dell’altalena tra cadetti e massimo campionato a protagonista dei grandi palcoscenici europei. I granata avranno dalla loro la spinta d’un popolo deluso ma non arreso. Anzi. Pronto a spingere l’ippocampo oltre le difficoltà. Se ne ha, la Salernitana, deve reagire adesso.

 

(foto Ianuale/US Salernitana 1919)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *